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Public diplomacyLa soggettività internazionale della Santa Sede e le sue relazioni bilaterali con l’Unione Europea

07/05/2022
La natura religiosa e universale della Santa Sede le ha consentito di sostenere sempre il primato della pace e la necessità di ricercare di soluzioni pacifiche per le controversie internazionali. Secondo questi principi si relaziona anche con l’Unione Europea

La soggettività giuridica nel diritto internazionale rappresenta il cardine portante per legittimare la partecipazione della Santa Sede nella comunità internazionale. Ancora oggi, tuttavia, fra gli internazionalisti si sono comunque sviluppate differenti posizioni dottrinali contrastanti. In tale contesto non si deve confondere, come a volte capita, la Santa Sede con lo Stato della Città del Vaticano: in ambito internazionale, è, infatti, la Santa Sede e non lo SCV che mantiene rapporti diplomatici con gli altri Stati. Lo studio di Angelica Cantagallo delinea, nei diversi periodi storici, il ruolo che la Chiesa Cattolica e quindi la Santa Sede ha sempre rivendicato con la sua presenza nei consensi internazionali, incidendo sia nella vita interna delle singole comunità nazionali sia in quella internazionale per la difesa degli interessi religiosi di parte, con strumenti giuridico-politici che sono stati analizzati dalla dottrina e dalla giurisprudenza interna e internazionale in vari momenti e per varie finalità. Questa presenza internazionale della Santa Sede, che poggia su una sua peculiare soggettività giuridica, nell’età contemporanea non è più uguale a quella configuratasi nell’età moderna. La soggettività giuridica internazionale della Sede Apostolica e la diplomazia pontificia, in particolare, hanno subito nel corso del tempo una costante evoluzione, passando da forme semplici come le Alleanze per far fronte alle guerre o le Delegazioni ad hoc, a forme più stabili. È possibile, dunque, parlare di diplomazia in continuo mutamento che si conforma alle rinnovate realtà ed esigenze, servendosi di nuovi strumenti e adattandosi ai tempi. Lo studio mette in evidenza la specifica posizione dei rapporti della Santa Sede con gli altri enti statali e con la comunità internazionale, e l’azione della Santa Sede attraverso le varie Organizzazioni Internazionali, nelle quali ha scelto di partecipare in qualità di “Osservatore Permanente”, senza compromettere la propria posizione internazionale, necessariamente libera da qualsiasi interesse meramente “terreno”. La posizione di Osservatore Permanente, infatti, la esclude dall’esercizio di ogni diritto di voto, affermando in tal modo il disinteresse della Santa Sede verso politiche di prestigio e potenza. Tale posizione sottolinea la neutralità della Santa Sede, intesa quale linea politica internazionale che si mostra, il più possibile, neutra, tesa al raggiungimento del bene comune e fondata sul principio di rimanere estranea rispetto a qualsiasi controversia di tipo politico, militare, e rispetto a qualsiasi istanza internazionale a questi campi collegata.

Il riconoscimento raggiunto dalla Santa Sede come soggetto internazionale portatore di una politica che cerca di oltrepassare gli interessi privati dei singoli Stati, e che punta alla costruzione di una società internazionale più armoniosa, consente di intravedere un ruolo politico o morale, a seconda dei punti di vista, della Santa Sede, anche in ambito internazionale. La Santa Sede può vantare una sovranità spirituale, anche nel campo internazionale, come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione e alle esigenze della sua missione nel mondo. La natura religiosa e universale della Santa Sede le ha consentito di sostenere sempre il primato della pace e la necessità di ricercare di soluzioni pacifiche per le controversie internazionali. La funzione di arbitrato o di mediazione è stata, infatti, lungo i secoli, uno degli strumenti più usati dalla Chiesa Cattolica in ambito nazionale e internazionale. Senza togliere il particolare rilievo dell’azione di natura umanitaria che l’ha impegnata a sostenere la necessità di adottare le misure idonee perché le popolazioni civili e le persone più deboli rimangano estranee ai conflitti.

La Santa Sede opera in ambito internazionale e con l’Unione Europea a favore della pace, adoperandosi in ogni modo a favore delle emergenze umanitarie, e delle migrazioni in genere, insomma opera per la creazione di un mondo maggiormente caratterizzato da fratellanza e universalità dei diritti umani. La Santa Sede, seguendo il magistero del Concilio Vaticano II, intende tutelare interessi, cioè principi e valori, che non si identificano con quelli direttamente propri della Chiesa ma che hanno un carattere politico internazionale che fanno capo sostanzialmente agli Stati e alle Organizzazioni Internazionali, ma che sono valori e principi ispirati alla dignità della persona umana e alla sua sfera interiore e spirituale. In questo quadro la Santa Sede come l’Unione europea è interessata alla politica per la pace, alla prevenzione dei conflitti, al disarmo, ai crimini contro l’umanità, al terrorismo, alla cura e tutela dell’ambiente, al rispetto dei diritti dell’uomo, alla protezione della libertà religiosa per ogni essere umano, ai drammatici problemi posti dalle guerre. Pertanto, operando un richiamo al diritto naturale, considerato come fondamento di ogni diritto umano positivo, la Santa Sede intende identificare un nucleo di norme universalmente valide e inderogabili ed operare per la loro osservanza.

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