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DigitaleIl punto sulla digitalizzazione dell’Unione Europea

10/06/2021
Analisi economico-finanziaria sulla programmazione UE per la transizione al digitale e sul livello di implementazione digitale degli stati membri

La rilevanza dell’economia digitale viene valutata tra il 4,5% e il 15,5% del PIL mondiale, a seconda degli indicatori considerati. A livello UE, i dati messi a disposizione dalla Commissione Europea mostrano come l’economia digitale contribuisca al PIL per una quota pari all’1,7%. Si tratta di una percentuale apprezzabile, seppur ancora inferiore rispetto a quella che è possibile osservare in altri importanti sistemi economici mondiali avanzati con i quali l’UE si confronta. In particolare, negli USA il digitale contribuisce al PIL per una quota pari al 3,3%, e in Cina per una quota pari al 2,2%.

L’Unione Europea presenta comunque una serie di punti di forza molto importanti, in alcuni segmenti dell’innovazione come la robotica e le aziende di servizi che operano in settori considerati strategici (come quello dei trasporti e della sanità), sui quali sarebbe possibile far leva per incentivare e promuovere lo sviluppo di un’economia e di un’industria europea del digitale in una prospettiva di leadership globale. Senza contare che l’UE dispone del vantaggio di rappresentare un sistema economico-sociale non soltanto molto sviluppato, ma anche molto diversificato e dunque in grado di generare una massa imponente di dati di grande rilevanza e di grande varietà.

Un tema strategico fondamentale è così quello di promuovere uno sviluppo di tecnologie, infrastrutture, reti e capacità digitali europee che sia non solo sostenuto, bensì anche equilibrato e uniforme tra le diverse regioni. Il tema è particolarmente rilevante per l’Italia, sia in quanto essa si colloca al quart’ultimo posto nella classifica sulla digitalizzazione degli Stati dell’UE, sia in quanto il divario digitale si avverte anche all’interno stesso del Paese, non solo tra regioni centrosettentrionali e meridionali, bensì anche tra aree metropolitane e aree rurali. Un’opera di investimenti massicci sulla transizione al digitale rileva altresì per le prospettive economiche e politiche dell’UE in rapporto al resto del mondo. Dalla strategia sul digitale dipende, infatti, l’auspicabile riduzione della dipendenza dell’UE e dei suoi Stati membri dalla fornitura di tecnologie da paesi extra UE.

Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 (nella versione approvata a luglio 2020 dal Consiglio Europeo), integrato con il piano di aiuti economici previsto dall’UE in conseguenza dei danni economico-sociali prodotti dalla pandemia agli Stati membri (Next Generation EU), potrebbe effettivamente rappresentare una preziosa opportunità non solo per risollevare l’economia e migliorare il livello di integrazione, bensì anche per indirizzare l’UE verso una transizione equa ed equilibrata a un’economia più moderna, digitale e sostenibile.

Questo studio di Sabato Vinci, economista dell’Università degli Studi Roma Tre, traccia un quadro analitico-ricostruttivo dei fondamentali economico-finanziari (a prezzi 2018) contenuti del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e del Next Generation EU – quali essi si presentano al momento in cui è stato condotto lo studio – con particolare riferimento agli stanziamenti previsti sul tema del digitale. Analizza, poi, la strategia europea per la transizione al digitale dipingendo un quadro d’insieme nell’economia e nella società degli stati membri dell’Unione Europea soffermandosi, infine, sulla realtà italiana.

Transizione digitale UE VinciSabato 1021

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