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RipresaIl valore economico dei dati digitali

02/16/2021
Ecco un'analisi che si occupa di attribuire un valore economico, nel bilancio pubblico dell’Unione Europea e degli Stati membri, dei dati digitali prodotti dai cittadini europei

di Gaetano Caputi

Negli ultimi anni è cresciuta considerevolmente la mole di dati digitali raccolti in via massiva e automatizzata per esigenze di personalizzazione dell’offerta di beni e servizi (non solo digitali) e per l’efficientamento ulteriore della produzione, fino a divenire uno degli assets fondamentali per consentire il migliore posizionamento competitivo ad un’impresa che ne sappia fare utilizzo mirato e consapevole. Quindi hanno acquisito un rilievo decisivo nella competizione commerciale in una economia con diffuso ricorso a servizi digitali.

Nella prospettiva della presente analisi, il dato di riflessione si concentra sulla possibilità di rinvenire nei criteri attuali di composizione del PIL, sintetizzati nel sistema dei conti nazionali, idonei fattori in grado di legittimare la valorizzazione economica della produzione e dell’utilizzo massivo di dati digitali. Non (solo) in quanto espressione del grado di benessere e sviluppo tecnologico, ma già per il suo immediato portato economico. Per corrispondere a questo obiettivo, occorre anzitutto verificare la possibilità di riconoscere un effettivo e diretto valore monetario per i dati digitali così raccolti; quindi, la possibilità di imputazione nel sistema contabile dal quale si ricavano i dati sul PIL. I criteri tradizionali adoperati per la misurazione del PIL non sembrano offrire strumenti per una pronta e adeguata valorizzazione di tali assets, che si rivela agevolmente quando risultano oggetto di transazioni specifiche, con corrispondente monetizzazione del loro valore.

Al di là di tale ipotesi, l’analisi intende esplorare la possibilità di valorizzare non solo il valore direttamente emergente dal negozio giuridico con cui in via palese e diretta si provveda al trasferimento di diritti aventi ad oggetto beni digitali, ma anche il valore latente pur sempre prodottosi con la mera generazione degli stessi dati digitali. I quali ultimi, a ben vedere, già per questo possono considerarsi oggetto di una operazione di scambio rilevante giuridicamente.

Il Sec 95 – Sistema europeo dei conti nazionali e regionali, con le categorie che lo contraddistinguono, costituisce lo schema contabile al quale fare riferimento per l’UE e i Paesi membri. In tale ambito, in particolare, la possibilità di valorizzazione economica immediata nel senso indicato dei dati digitali segue la considerazione che è possibile riconoscere in questo contesto non solo dei prodotti di transazioni con corrispettivo monetario, ma anche delle attività non finanziarie non prodotte. Si tratta di beni e risorse che non derivano da un processo di produzione o trasformazione umana, e che tuttavia possono rivelare una oggettiva capacità di sintetizzare valori economici. Resta problematica la concreta quantificazione dell’entità monetaria di tale valore, tutte le volte in cui non sia già attribuito dalle parti in un negozio giuridico riconosciuto dall’ordinamento.

L’elaborato analizza possibili variabili; ciò che resta più ragionevolmente ipotizzabile è la misurazione a posteriori del valore aggiunto prodotto per effetto dell’analisi, dell’elaborazione e dello sfruttamento a fini economici dei dati digitali.

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